Alle 18,30 ci avviamo nel silenzio del bush australiano verso un parcheggio dove tutti si radunano per assistere allo spettacolo: Il Tramonto a Uluru o meglio il tramonto di Uluru.

Il silenzio diventa a ogni minuto sempre più irreale, gente di tutte le nazionalità, senza bisogno di presentazioni, di conoscenze a al di là dei limiti linguistici, creano un tutt’uno, un unico gruppo che , senza alcuna regola scritta o tramandata, semplicemente resta in silenzio sopraffatto dalla potenza della natura, dai colori, che mano mano che passano i minuti si intensificano  si accendono in uno stupore generale.

Il Tramonto a Uluru non è un tramonto qualunque, non è il cielo che si tinge di rosso, nè il sole che scede, che infatti si lascia alla spalle per guardare nella direzione opposta.

Uluru si accende.

Minuto dopo minuto sempre di più la roccia si trasforma come se si accendesse una lampada dall’interno, in un silenzio irreale rubato solo dal rumore sottile delle macchine fotografiche che scattano foto in sequenza per rubare e ricordare come la luce dall’interno della roccia aumenti via via fino a iniziare a spegnersi e diventare grigia , spenta, addormentata.

Una roccia, quasi un essere vivente che ci sovrasta con la sua mole e la sua inspiegabile energia.

Piu di un volo, un’esperienza di meraviglia, di colori, animali, natura che mai avremmo immaginato fino a quando non siamo decollati col piccolo aereo dalla pista di Maun

L’Africa. Solo questo. La vita, la forza. Non si può spiegare bisogna viverla.

Dall’Africa si torna cambiati, non sarà più come prima. E se ci voli sopra ancora di più ti entrerà nelle vene e capira il perchè.